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Studio Odontoiatrico
Dott. Roggero
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CASI CLINICI
 
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Otturazione semplice in amalgama


Fig. 1 e 2 - situazione iniziale: dente cariato


Fig. 3 - Il posizionamento della diga. E' la premessa per ottenere una otturazione di buona qualità.

La diga permette di isolare il dente dalla saliva e dalle piccole quantità di sangue che possono contaminare la cavità e di impedire a oggetti utilizzati nel corso della cura di essere deglutiti o inalati.

Costituisce inoltre una barriera per liquidi, frammenti, ed eventuali materiali infetti, proteggendo la bocca.
Fig. 4 - la rimozione della carie, ossia della parte malata del dente.

E' una fase molto importante per l'eliminazione dei batteri che causano la progressione della carie.


Fig. 5 - posizionamento della matrice: serve a contenere l'amalgama nella cavità da otturare mentre viene compattata.



Fig. 6 - la finitura dei bordi è una delle caratteristiche che elevano qualità e durata dell'otturazione.

Perché l'otturazione sia terminata, occorrono altre due fasi:
•  Controllo della masticazione. Viene eseguito con delle apposite carte.
•  Lucidatura. Prolunga la durata della otturazione e la rende più facile da pulire.


Otturazione semplice in composito


Fig. 1 e 2: caso iniziale e caso finito
L'otturazione in amalgama appare in tutto simile al dente naturale. Le piccole macchie scure nei solchi sono state appositamente riprodotte per simulare quelle solitamente presenti sui denti naturali.


Ricostruzione complessa

In caso di denti ampiamente demoliti, la parte rimasta non può da sola resistere alla masticazione.  Pertanto è necessario ricostruire le cuspidi del dente, per ridargli l'anatomia perduta ma, soprattutto, per ripristinare la superficie masticatoria ed evitare che la parte di dente mancante subisca ulteriori danneggiamenti.

Fig. 1 - situazione iniziale di un molare superiore. Si nota la presenza di carie sotto una vecchia otturazione.
Fig. 2 - il posizionamento della diga. Il dente è stato ricostruito in precedenza con una otturazione provvisoria.
Fig. 3 - detersione della carie
Fig. 4 - finitura dei bordi. È una delle caratteristiche della otturazione che ne elevano la qualità e la durata. A questa fase segue il controllo della masticazione, eseguito con delle apposite carte.
Fig. 5 - lucidatura. Prolunga la durata della otturazione e la rende più facile da pulire
Fig. 6 - controllo dell'otturazione a distanza di tempo.


Ricostruzione pre-protesica

Questa tecnica ricostruisce il dente fino al momento di coprirlo con la corona protesica. E' utile nel caso di denti ampiamente demoliti, in cui la parte rimasta non può da sola resistere alla masticazione.  Oppure in caso di denti devitalizzati, in quanto rischiano frequentemente la frattura se non sono ricostruiti in modo adeguato.
Fig. 1 - dente devitalizzato preparato per la ricostruzione.
Fig. 2 - posizionamento della matrice.
Fig. 3 - zeppatura della cavità.
Fig. 4 - rifinitura dei bordi.
Fig. 5 - ricostruzione finita.
Fig. 6 - lucidatura.


Impianti singoli

Questa tecnica è utile per sostituire un singolo dente mancante senza danneggiare quelli adiacenti (come avviene nel caso del ponte). E' indicata per la sostituzione di incisivi, canini e premolari.  E' necessaria la presenza di osso in quantità e qualità adeguate.

  Fig. 1 e 2: caso iniziale. Un incisivo ha subito un danno a causa di una caduta avvenuta molti anni prima; presenta un colore scuro. 

  Fig. 3: radiografia. Il dente è cariato (C) e presenta una grande lesione scura alla radice che è stata riassorbita in parte (R) e un granuloma (G). Deve essere estratto.
  Fig. 4: situazione dopo l'estrazione
 (immagine temporaneamente non disponibile)
Fig. 5: inserzione dell'impianto
  Fig. 6: corona in ceramica sull'impianto


Ponte su impianti

Questa tecnica è utile quando si vogliono sostituire 2 o più denti mancanti.  E' la migliore alternativa alla protesi rimovibile e si può fare anche in assenza di denti naturali.  E' tuttavia necessaria la presenza di osso in quantità e qualità adeguate.
Fig. 1: impianti inseriti, dopo la guarigione.
Fig. 2: radiografia.
Fig. 3: monconi
Fig. 4: il ponte preparato in laboratorio
Fig. 5 e 6: caso finito


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